Sponsor, cessioni, stadio: ecco il piano della Roma

16 Febbraio 2018
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Roma

© Bartoletti

La società spera di evitare altri sacrifici importanti ma deve fare i conti con il fair play finanziario entro il 30 giugno

ROMA – Salvo miracoli nel percorso che ricomincerà la settimana prossima nel gelo di Kharkiv, la Roma non vincerà la Champions League e di conseguenza chiuderà la sua settima stagione americana senza un titolo in bacheca. Strootman ieri ha spiegato con la necessità di vendere l’impossibilità, o meglio la grande difficoltà, di festeggiare uno scudetto, o addirittura una coppa europea, facendo un confronto con le prime due della classifica che sono Juventus e Napoli e che pure, in effetti, hanno incassato molto denaro dalle cessioni, da Pogba a Higuain, da Vidal a Cavani, da Bonucci a Lavezzi. In realtà però la Roma ha ereditato una situazione debitoria molto difficile dalla gestione precedente e, in ossequio all’ambizione di frequentare l’Europa e nel rispetto del fair play finanziario, è stata obbligata più delle altre società a “rientrare” attraverso la politica del trading, le plusvalenze nelle compravendita dei calciatori.

PIANO A – Non sarà sempre così ovviamente, nei piani di Pallotta e dei dirigenti che quotidianamente lavorano a Trigoria. Nell’incontro della scorsa settimana l’ad Gandini e il dg Baldissoni hanno illustrato all’Uefa il proprio piano industriale, nella speranza di non ricevere altre sanzioni dopo l’accordo del 2015 che prevedeva il perfetto equilibrio tra ricavi e costi entro il 2017. L’obiettivo è stato mancato di pochi milioni a causa del dietrofront di Manolas, che ha rifiutato un trasferimento già fatto allo Zenit e ha costretto Monchi a cedere in fretta Rüdiger al Chelsea, procurando una plusvalenza minore. Perciò entro il 30 giugno non si scappa: la Roma, al netto delle imposte e degli investimenti sul settore giovanile e sulle infrastrutture, non può chiudere il bilancio in perdita. Per farlo, cederà probabilmente un altro giocatore importante.

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