Rivoglio lo scudetto – Corriere dello Sport

21 Aprile 2019
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Ho sette scudetti. Li ho vinti insieme a mio bisnonno, mio nonno, mio padre, mio fratello. Se potessi vincere l’ottavo insieme a mio figlio impazzirei di gioia. Sarebbe uno scudetto vero, come quelli che in oltre un secolo hanno reso felici tanti appassionati. Non posso associarmi a chi pensa di negare o sottovalutare i meriti della Juve, che otto li ha presi tutti insieme, solo perché ha ricevuto uno schiaffo terribile dall’Ajax. Sarebbe puro disfattismo: vorrebbe dire che l’ambizione europea supera quella nazionale. Non ci sono riusciti De Gasperi e i suoi eredi, perché prenderci questa responsabilità?
Nutro il sospetto che la Juve l’avrebbe rivinto anche senza Cristiano, perché, a differenza della concorrenza, in questi anni ha sbagliato pochissimo: certo, con un Ronaldo in più ha addirittura stravinto con trentatré giornate d’anticipo, praticamente dall’estate scorsa. La Juve ha vinto soprattutto al mercato delle scelte attraverso i “costo zero” che sono tutti un programma: partendo da Pirlo, Barzagli, Cuadrado, Pogba, Llorente, Dani Alves, Neto, Coman e proseguendo con Khedira, Can e Matuidi. Ha sbagliato pochissimo anche quando ha speso qualche milione per Mandzukic e De Sciglio oppure sfruttando la clausola per Pjanic. Non ha fallito neppure quando si è spinta a 36 milioni per Dybala, 40 per Bernardeschi e 46 per Douglas Costa, giocatori le cui potenzialità non possono essere messe in discussione. Solo un’avversaria avrebbe potuto creare difficoltà a questa Juve, e quella squadra è il Napoli, alla quale però mancano ancora almeno un paio di giocatori di primissimo livello, gente mentalmente da scudetto. Manca l’ossessione.
La Juve ha rivinto, inoltre, perché è più società delle altre: verticistica, ruoli definiti, presenza dei dirigenti costante e insomma idee e ruoli chiari. E si è ripetuta anche nella seconda stagione del Var, al di là di alcune interpretazioni discutibili, rare in verità nella stagione in corso, che hanno alimentato mai sopite perplessità.
E allora mi ripeto anch’io: dopo – e anche durante – ogni scudetto juventino, ripenso alle parole di Sergio Berti, storico agente di giocatori (Bobo Vieri e Mihajlovic, De Rossi e Montella, e Kolarov) e profondo conoscitore del calcio; Berti che sei anni fa, dopo il bis di Conte, mi sorprese così: «Questi ne vincono dieci di fila, perché sono molto più avanti degli altri». Siamo all’ottavo, ne mancano due. Per il bene del campionato sarebbe utile che le altre big o presunte tali de noantri aumentassero il livello di competitività. Anche perché a Torino è appena esploso Kean e sta arrivando un altro “costo zero” destinato a riaffermare la distanza, Aaron Ramsey.
Rivoglio lo scudetto. La sua essenza, la sua importanza, il suo gusto dominante; lo scudetto così popolare e così poco borghese. Da festeggiare sempre comunque.

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