Napoli, il gioco di Sarri non è per tutti

16 Febbraio 2018
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«Cercheremo di fare comunque una partita seria e competitiva». Il fatto che già a una delle prime domande nella conferenza della vigilia della gara con il Lipsia, Sarri abbia risposto con queste parole, sentendosi in dovere di sottolineare l’ovvio, la dice lunga sull’approccio del tecnico all’impegno europeo. Tutte le successive dichiarazioni sono proseguite sulla stessa linea: «le nostre attenzioni sono maggiormente orientate verso un altro obiettivo, è chiaro»; «L’Europa League è una manifestazione al limite della follia»; «il primo obiettivo era diventare competitivi in Italia, poi provare a fare lo stesso in Europa e in questo facciamo ancora fatica».

Sebbene non fosse un segreto che lo Scudetto rappresenta il primo obiettivo del Napoli, come è normale che sia, difficilmente si sente un allenatore che snobba in maniera così schietta la seconda competizione europea per importanza. Fa parte del carattere di Sarri, ma al contempo è sembrato un mettere le mani avanti, preparare l’ambiente a quello che sembrava inevitabile: dover abbandonare l’Europa League per non sprecare energie preziose in una competizione lunga e complicata, soprattutto ora che i partenopei hanno gli uomini contati – tra i sette in panchina c’erano due portieri.

In un San Paolo semideserto, la formazione iniziale – frutto di assenze forzate ma anche di un turnover annunciato – ha rispecchiato in pieno le parole del tecnico. Reina, in ballottaggio con Sepe, ha conservato il suo posto fra i pali, ma gli sarà probabilmente risparmiato il viaggio nella gara di ritorno. In difesa Hysaj ha cominciato a sinistra con Koulibaly e Tonelli centrali, mentre Maggio si è disimpegnato a destra. Diawara, poco impiegato in questa stagione, ha preso il posto di Jorginho davanti alla difesa con Hamsik e Rog mezzali. In avanti Zielinski ha sostituito Insigne, Callejón, alla 35.esima partita stagionale su 35 da titolare, ha fatto il centravanti e Ounas (87 minuti complessivi in Serie A) ha giocato largo a destra.

Hasenhüttl, secondo in campionato e alle prese con la lotta per il secondo posto in Bundesliga che al momento vede cinque squadre raccolte in quattro punti, ha invece proposto probabilmente il miglior undici iniziale, con Keita e Werner regolarmente in campo e con il solo Forsberg, appena rientrato in gruppo dopo un lungo stop, fuori dai titolari.

Sarri aveva sottolineato come il Lipsia fosse una squadra divertente, pericolosa quando accelera e si era persino detto sorpreso che fosse stata eliminata dalla Champions League. Insomma, sapeva perfettamente di affrontare una squadra forte e particolarmente pericolosa, proprio perché Il Napoli non di rado è costretto a difendersi in campo aperto. In questa stagione i sassoni hanno modificato il proprio sistema di gioco passando dal rombo a centrocampo a un 4-4-2 in linea. Proprio difendendosi in questo modo, il Lipsia ha limitato la fase offensiva del Napoli, capace di accumulare solo 9 tiri (la media in campionato è di 17,3), di cui solo 5 da dentro l’area contro i 21 tentativi, di cui 15 all’interno dei 16 metri degli ospiti.

Ai difensori azzurri veniva lasciata discreta libertà di condurre la palla fin quasi al cerchio di centrocampo, con Poulsen e Werner impegnati a mettere in zona d’ombra Diawara. La coordinazione tra i due era fondamentale, perché l’attaccante sul lato forte (di solito Poulsen) doveva mantenersi leggermente più alto e in posizione diagonale, in modo da continuare a bloccare la linea di passaggio su Diawara e contemporaneamente sbarrare la strada al proseguimento dell’avanzata del centrale (di solito Koulibaly).



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