Hapoel Haifa Atalanta 1-4: gol e highlights del terzo turno preliminare di Europa League

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HAPOEL HAIFA-ATALANTA 1-4

7′ Buzaglo (H), 19′ Hateboer (A), 21′ Zapata (A), 65′ Pasalic (A), 85′ Barrow (A)

Hapoel Haifa (4-3-3): Setkus; Malul, Tamas, Kapiloto, Dilmoni; Ginsari (58′ Elbaz), Sjostedt, Plakushchenko; Vermouth (58′ Hadida), Papazoglou (69′ Arel), Buzaglo. All. Klinger

Atalanta (3-4-3): Gollini; Toloi, Palomino, Masiello; Hateboer, de Roon, Freuler, Gosens; Pessina (60′ Pasalic), Zapata (63′ Barrow), Gomez (83′ Cornelius). All. Gasperini

Con mezza qualificazione in tasca, l’Atalanta torna a casa da quella che, come si augurava Gasperini, non è stata una “gita” in Israele. Squadra concentrata, compatta, bella come siamo abituati a vederla: una sola distrazione nei primi minuti, dimenticata dai 4 gol con cui lo svantaggio iniziale è stato presto superato e l’Hapoel Haifa sommerso nell’andata del terzo turno preliminare di Europa League. Adesso il ritorno è in programma giovedì prossimo al Mapei Stadium di Reggio Emilia e chi passa il turno dovrà poi vedersela nel playoff contro la vincente della sfida tra Copenaghen e CSKA Sofia (andata il 23 agosto, ritorno il 30) per meritarsi l’accesso alla fase a gironi dell’Europa League.

I soliti nuovi

Insomma, pare che ancora una volta Gasperini sia sulla strada buona per avere ragione. Ogni estate cambia uno o due tasselli, li inserisce in una macchina che viaggia da sola ormai da anni e continua a ottenere i suoi bei risultati. Certo, è ancora presto per fare pronostici su quella che sarà la stagione dell’Atalanta, ma vedere Zapata in gol al debutto da titolare e Pasalic fare lo stesso pochi minuti dopo il suo esordio in nerazzurro fa ben sperare i tifosi della Dea. O quanto meno fa sospettare che Gasp si sia fatto bene i suoi calcoli e che le cessioni di Caldara, Cristante e Petagna siano già state digerite.

La “solita” Atalanta, potremmo dire: quella che fa il suo gioco, che non si abbatte anche quando va sotto, che può uscire dalle situazioni più complicate con la forza delle sue trame ormai mandate a memoria dai suoi protagonisti, storici o nuovi che siano. Uno di questi è Zapata, che impiega 20’ a segnare alla sua prima da titolare con la maglia dell’Atalanta. Il suo è il gol dell’1-2, quello che ribalta il risultato quando la partita contro l’Hapoel si era messa male dopo appena 7’ per colpa di una lettura difensiva sbagliata (chissà quante volte Gasp la farà rivedere ai suoi in settimana!) che lascia Buzaglo libero di colpire di testa a centroarea sugli sviluppi di un calcio di punizione. Partita in salita, ma l’Atalanta che abbiamo imparato a conoscere è quella che riporta la palla al centro e riprende a macinare gioco come sa. Tempo 10 minuti e il pari arriva grazie a una conclusione di Hateboer, non prima che Gomez si sia messo in mostra con uno scatenato dribbling in area in mezzo a tre, e pochi secondi dopo Freuler coglie un clamoroso palo. La furia nerazzurra si placa solo due minuti più tardi, a gerarchie ristabilite, quando Zapata, come detto, dimostra di essere già entrato nei meccanismi sfruttando un bel filtrante di Toloi (la difesa dell’Hapoel sbaglia il fuorigioco) e sfoderando il preciso diagonale dell’1-2.

Che bella Atalanta

A questo punto andrebbe chiarito che l’Hapoel è squadra di tutto rispetto, ben altro calibro rispetto al Sarajevo che nel turno precedente si è fatto sommergere da 8 gol. Gli israeliani si schierano infatti con un 4-3-3 votato all’attacco, hanno elementi pericolosi come quel Buzaglo autore del gol o il gigantesco centravanti Papazoglou, giocano in casa davanti a un pubblico che ci crede e nel turno precedente hanno eliminato gli islandesi dell’Hafnarfjordur (non che questo sia un particolare merito, ma l’hanno fatto mettendo comunque in mostra una buona qualità). Tutto ciò per sottolineare una volta di più i meriti dell’Atalanta, che dopo il vantaggio non corre più rischi, se non quello di fare il 3-1 con Hateboer – ancora lui! – stavolta imbeccato da un altro centrale, Palomino, con un illuminante passaggio smarcante in area che avrebbe meritato di essere sfruttato in altro modo dal compagno (tiro poco preciso da posizione poco favorevole, respinta del portiere).

Pasalic, gol e assist

Nella ripresa, stesso copione: un palo colto su punizione morbida dal Papu, poi l’azione che porta al 3-1, avviata da Pasalic appena entrato in campo che pesca Barrow (anche lui subentrato da poco a Zapata): l’attaccante serve al centro Toloi, tutto solo, che si fa respingere il tiro ma si fa perdonare andando sulla ribattuta e scodellando ancora in area, sul secondo palo, nuovamente per Barrow. Sponda di testa al centro e Pasalic che si inserisce, sempre di testa, per il gol del 3-1. E nel finale c’è tempo anche per il quarto gol (ce ne sarebbe pure per il quinto!) con Barrow che sfrutta l’assist di Pasalic preferendo la precisione alla potenza nella sua conclusione angolata; nel recupero, sempre Barrow, lascia perdere anche la precisione e calcia fuori dopo aver aggirato il portiere in uscita. Sarebbe stato trionfo, ma va bene anche così.



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